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Architettura | Appuntamenti

Intervista a Kazuyo Sejima, direttrice della Biennale di Architettura

21.09.2010 2010-09-21 23:00:00

Architekturbiennale, Kazuyo Sejima, Interview

Il direttore della Biennale Kazuyo Sejima intervistata dal redattore di DETAIL Frank Kaltenbach.

DETAIL: Com’è pentata direttrice della 12° Biennale di Architettura?
Kazuyo Sejima: Quasi un anno fa’ mi telefonò il presidente Paolo Baratta. Il giorno successivo ho ricevuto l’inaspettata visita di un suo incaricato che mi ha illustrato in maniera più dettagliata l’incarico.
All’inizio ero piuttosto cauta dato che non sapevo quale fosse di preciso il compito del direttore della Biennale. Dopo un meeting durato un’intera giornata sono riuscita ad avere una prima percezione di quello che è il ruolo del direttore della biennale e quali sono i suoi compiti.

Dopo una settimana di tempo per riflettere accettai l’incarico. Nei tre mesi successivi la Biennale non mi ha più contattato, quindi nel frattempo me ne ero già dimenticata. All’inizio di novembre 2009 ricevetti un invito inaspettato per andare a Venezia dove il presidente mi avrebbe ufficialmente conferito l’incarico. A quel punto è iniziato tutto molto velocemente.

DETAIL: Come mai ha scelto il titolo »People meet in Architecture«?
Kazuyo Sejima: Inizialmente ho riflettuto su più temi. Poi ho chiesto un parere a Kuratorin Yuko Hasegawa e al mio partner Ryue Nishizawa. Eravamo d’accordo che il tema dovesse essere semplice e comprensibile e allo stesso tempo formulato in maniera chiara in modo da lasciare ai partecipanti la libertà necessaria ad interpretazioni inpiduali. Il tema può sembrare poco impegnativo ma penso che renda possibile uno sguardo al futuro e trasmetta un’influsso positivo.

L’architettura è molto complessa e la Biennale è un evento ricorrente che ogni volta viene fortemente influenzato dal proprio curatore. Ho quindi riflettuto su quali fossero i miei personali punti di forza e quali aspetti dell’architettura fossero per me più importanti e sono arrivata alla conclusione che sono sicuramente costituiti dall’incontro tra l’architettura con gli uomini.

DETAIL: La Sua esposizione si differenzia molto da quella del Suo predecessore, era un preciso desiderio quello di differenziarsi?
Kazuyo Sejima: Ovviamente ho avuto modo di consultarmi con il direttore della scorsa Biennale Aaron Betski. Aaron mi spiegò per quale motivo il presidente ha scelto me: negli ultimi anni la Biennale si era focalizzata principalmente sui fenomeni delle città e delle grandi metropoli e come direttori erano stati scelti dei curatori di grande fama internazionale che non erano direttamente coinvolti nella realizzazione di architetture. Credo che dopo l’edizione del 2000, con Massimiliano Fuksas, non ci sia stato più nessun architetto progettista tra i direttori.

A differenza dei curatori professionisti io, come architetto, non ho come compito principale quello di scrivere o di esprimermi verbalmente, ma quello di riflettere concettualmente sull’Architettura. Perciò mi interessa maggiormente la concretezza del costruire ed in particolare la dimensione dello spazio vivibile.

DETAIL: Come tratta il tema dello spazio nella Biennale?
Kazuyo Sejima: La comunicazione dello spazio è per me molto importante. Tuttavia con i mezzi di un’esposizione non è ovviamente possibile mostrare l’architettura stessa con tulle le sue qualità e nella sua totale complessità, a differenza della Biennale dell’Arte in cui è possibile esporre l’originale. Ma ciò che noi architetti sappiamo controllare molto bene e l’organizzazione dello spazio stesso come un vero e proprio mezzo per comunicare ai visitatori le nostre intenzioni e i nostri pensieri.

Architekturbiennale, Kazuyo Sejima, Interview

Fonte di tutte le immagini: Frank Kaltenbach

DETAIL: Qual’è la particolarità di questa Biennale?
Kazuyo Sejima: Oggi ci sono innumerevoli possibilità e mezzi, ad esempio monitor interattivi, realtà virtuali o internet. Il mio approccio è quello di allestire una mostra che si fondi su un’esperienza fisica del luogo, che lavori con strumenti che internet o i mezzi tecnici non riescono a produrre, ma che allo stesso tempo fornisca ai visitatori molte informazioni. Questi sono strumenti architettonici classici come il gioco con le scale di grandezza, i contrasti tra materiali differenti, gli effetti luminosi, le differenze di temperatura e i suoni. Quest’anno gli architetti possono dimostrare a se stessi che cosa è in grado di fare l’architettura. Spero che i visitatori riescano a percepire quanto può essere interessante la combinazione degli spazi e che lo spazio architettonico può essere interpretato in molteplici modi.

DETAIL: I due spazi espositivi che ha avuto a disposizione sono molto differenti tra loro. L’Arsenale è una lunga sequenza di ambienti molto alti, il Palazzo delle Esposizioni, nei Giardini, al contrario, è uno spazio circolare con molte possibilità nell’organizzazione dei percorsi. Con quali criteri ha organizzato i contributi dei singoli architetti ed artisti in questa spazialità?
Kazuyo Sejima: Come in ogni esposizione è molto importante sviluppare una “drammaturgia”, una storia da raccontare. Nonostante le differenti concezioni dell’architettura e i contributi specifici, un’esposizione necessita di precise regole complessive e di una composizione superiore. Come direttore ho il compito di coordinare il tutto. Nonostante alcuni regole di fondo, ho cercato di far in modo che i contributi, nell’ambito di questa griglia, fossero per quanto possibile differenti e che ciascuno di essi contribuisse con la sua propria cultura e il suo paese.

Innanzitutto ho deciso di mettere a disposizione a ciascun partecipante un’intera stanza. Quasi un lotto edificabile per la sua installazione legata al luogo. Nonostante le stanze dell’Arsenale siano componenti di una struttura complessiva più grande, esse si differenziano l’una dall’altra. In una stanza ci sono delle scale o un’uscita d’emergenza si trova al centro di una parete. Persino i colori delle pareti si differenziano poiché durante la loro lunga storia le superfici sono state riverniciate o in alcuni casi l’intonaco è danneggiato. Dopo che gli architetti avevano fatto le loro proposte, la prima domanda è stata: come si adatta il contributo alla rispettiva stanza e – e questo è altrettanto importante - come si adatta all’installazione vicina. Volevo lasciare le impressionanti stanze assolutamente intatte. Come Lei ha notato ho addirittura rinunciato totalmente alle tende. Nel caso in cui era necessario un oscuramento, ho scelto una stanza scura che già in partenza non avesse delle finestre. Più di ogni altra cosa è importante il materiale. Al posto di effetti o superfici con decorazioni artificiali, gli architetti dovevano inserire i materiali da costruzione con i quali realizzano le loro case e, interagendo con la stanza espositiva, realizzare le proprie idee.

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Installazione di Smiljan Radic e Marcela Correa nell´Arsenale.

DETAIL: Ciò vuol dire che gli architetti non hanno potuto scegliere dove esporre?
Kazuyo Sejima: Alcuni partecipanti sono arrivati con richieste di stanze specifiche. C’erano però anche casi in cui io ritenevo che l’intervento dovesse essere collocato nel Palazzo delle Esposizioni, nei Giardini. A differenza delle vecchie pareti e colonne in laterizio dell’Arsenale, qui le pareti sono intonacate con un bianco fresco. Ma anche nel Palazzo delle Esposizioni nessuna stanza assomiglia alle altre per quanto riguarda le proporzioni o l’atmosfera creata dalla luce. Abbiamo discusso molto gli uni con gli altri. Il risultato finale è costituito in un dialogo tra me e gli architetti. Per iniziare ho scelto Smiljan Radic e Marcela Correa.

Architekturbiennale, Kazuyo Sejima, Interview

Janet Cardiff con la sua installazione sonora.

DETAIL: Ci sono stati anche delle costrizioni puramente pragmatiche nell’organizzazione dell’esposizione?
Kazuyo Sejima: Opere d’arte di considerevole pregio possono essere esposte solo nelle sale a clima controllato dei Giardini. Anche nel caso in cui l’artista avrebbe preferito esporle nell’Arsenale, per motivi di sicurezza ciò non è stato assolutamente possibile.

DETAIL: La sequenza degli espositori ha una motivazione dovuta alla loro biografia o alla comparabilità della loro opera?
Kazuyo Sejima: No. In particolare nell’Arsenale, lungo chilometri, si intendeva evitare una sequenza stereotipata. Ad esempio una delle ultime sale ospita l’installazione sonora di Janet Cardiff. Ciascun visitatore ha un atteggiamento differente a riguardo, ma passando in questa stanza, date le sue dimensioni, è possibile apprezzare al meglio le 40 voci differenti provenienti dagli altoparlanti. Ciò ha funzionato senza effettuare alcun tipo di disegno o modello, ma solamente mediante il suono della musica.

Architekturbiennale, Kazuyo Sejima, Interview

Projekt di Toyo Ito per l´opera di Taichung.

Al contrario il contributo di Toyo Ito mostra il suo progetto per l’Opera House a Taichung con i mezzi concreti di uno studio di architettura: modelli, renderings, piante e diagrammi tecnici. Tony Fretton e Mark Pimlott,nel loro “Piazzasalone”, mescolano fuori e dentro, pubblico e privato. Infine ci sono nel buio le fontane lampeggianti e danzanti di Olafur Eliason con un aspetto tecnicamente complesso, il cui effetto è prodotto con mezzi semplici come stroboscopi.

DETAIL: Fino ad ora alla Biennale di Architettura ci sono sempre state installazioni artistiche e progetti di architettura estremamente concreti. Quest’anno Lei ha preferito approcci artistici?
Kazuyo Sejima: Non faccio distinzioni secondo queste categorie. Per me la questione fondamentale è stata: i progetti sono più appropriati per l’ambiente bianco dei Giardini o sono maggiormente appropriati alla materialità aptica dell’Arsenale.

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La Piazzasalone di Tony Fretton e Mark Pimlott.

DETAIL: Durante la preparazione Lei ha analizzato l’intero panorama architettonico. È riuscita a scoprire le tendenze comuni o a trovare le nuove idee e progetti per il futuro?
Kazuyo Sejima: Solo in parte. Sinceramente non sono riuscita a scoprire cose totalmente nuove. D’altra parte le nostre vite e le nostre società si trovano in un continuo processo di cambiamento cosi che è molto difficile capire cosa già esiste e cosa è nuovo. Dopo tutto viviamo già da 10 anni nel XXI secolo e nessuno può stabilire con precisione che cosa si è modificato dallo scorso secolo, la nostra vita è tuttora definita dalle idee e l’architettura dalla modernità. Io sono convinta che ora sia giunto il momento di prendere una pausa e riflettere su quali nuove tecnologie sono state sviluppate, su come esse cambiano la vita delle persone (in particolare in relazione alla società) e su quale conseguenza tutto ciò abbia sull’architettura.

Anche se noi in questa Biennale mostriamo ciò che accade in questo momento e non prevediamo ancora ciò che il futuro lontano ci porterà, ogni architetto fa già le sue riflessioni a riguardo. Spero che questa Biennale inciti i visitatori a riflettere e a parlare dell’architettura del futuro, anche se ancora non è possibile vederla chiaramente.
DETAIL: Qual’é stata finora la sua più bella esperienza come direttrice della biennale?
Kazuyo Sejima: L’incontro con molti architetti delle giovani generazioni, che prima non conoscevo, è certamente un grande arricchimento. Proprio lo scambio con loro mi ha sollecitato a non rimanere ferma e a mettere sempre di nuovo in discussione tutte le cose. Ciò non è sempre facile e può essere molto faticoso. Da questo punto di vista io non sono solo la direttrice della Biennale di Architettura ma, allo stesso tempo, una visitatrice.

DETAIL: Grazie per l’intervista!

Intervista Frank Kaltenbach - traduzione Monica Rossi

21.09.2010

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